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L'osservatrice silente

Danzo su questo stelo sottile, pochi secondi eppure sembra un'eternità. Trovo l'equilibrio, mi fermo, respiro. La mano che mi ha dato vita è ormai lontana, mi dà le spalle. Vedo il volto di donna allo specchio mentre, con estrema cura, sistema l'orlo della camicia. Volta la testa di scatto, interrotta dal campanello. Tremo alla brezza leggera che annuncia l'entrata dell'ospite, la fredda aria invernale che non riesce a scalfire il calore proveniente dal camino. Ammiro le fiamme vivaci, ipnotiche, mie sorelle lontane. Sono nata da poco, eppure mi sembra di esserci sempre stata. Dormiente, in attesa. So di essere destinata a non riunirmi mai ai miei simili, confinata nella mia prigione di vetro. Però non sento il peso della solitudine: mi conforta vedere la vita scorrermi di fianco, al di là delle mura trasparenti che mi tengono al sicuro. -Cos'è questo odore? Sembra... Lavanda? -È una nuova candela che ho preso oggi. La donna mi si avvicina, permettendomi di osservarla attentamente. Lievi rughe fanno capolino agli angoli della bocca, accentuate quando sorride al suo ospite. -È molto bella. Con un braccio le cinge le spalle mentre posa gli occhi color cielo su di me, lo sguardo catturato dal brillante colore della cera. Non passa molto prima che io torni ad essere un'osservatrice invisibile, presente eppure distante. Ascolto le chiacchiere sul lavoro, sugli impegni, e non comprendo il perché di tanta fretta. Nonostante il tempo a loro disposizione non sia infinito gli uomini lo sprecano, consumati dagli obblighi sociali. Se avessi un corpo, oltre che un’anima, mi godrei il mondo oltre quelle pareti, ammirandone la bellezza in ogni dettaglio. Gli amanti sono seduti uno accanto all’altra, intenti a mangiare in silenzio. Al di sotto della linea che, inesorabile, si innalza fra me e il mondo, il vetro distorce la realtà. Dalle occhiate fugaci scambiate durante la cena intuisco l'inizio della relazione: persone smaniose di conoscersi eppure spaventate da ciò che potrebbe accadere, dall’ignoto. -Sei molto brava a cucinare. -Ti ringrazio. È una mia passione. Le loro mani si sfiorano, timide. Li osservo chiacchierare, scambiandosi frammenti di anima. Esperienze, emozioni racchiuse in parole che permettono alle vite di due estranei di intrecciarsi. Il fuoco nel camino genera una luce aranciata sulla coppia quando, lentamente, l’uomo si china sull’amata per rubarle un bacio. Mi è bastato poco per giudicare un'esistenza a me estranea, che mai conoscerò del tutto, e mi chiedo quanti attimi di umanità potrò vedere prima di svanire. È lontano dagli occhi della società che gli esseri umani possono essere sé stessi e, per quanto mi senta un’intrusa in questo quadro intimo, mi affascinano le sfaccettature della realtà. Mi chiedo se anche io, dopo anni passati a vedere la vita scorrmi davanti, vivrei la mia esistenza con noia, cercando piccoli sprazzi di gioia per ridare colore alla monotonia. La donna si alza, passandomi accanto. Mi agito, sfiorando il lago di cera ai miei piedi. Sento una parte della mia vitalità sciogliersi, spegnendosi lentamente mentre cado. Lancio un’ultima occhiata alla stanza, chiedendomi quando potrò rivederla nuovamente prima di scivolare nell’oblio. È buio quando riprendo vita, senza alcuna concezione di quanto tempo sia passato. Il camino è spento e, dalla mia nuova posizione, intravedo il mondo esterno. Oscillo alla brezza calda proveniente dalla finestra socchiusa. Intravedo il divano dove è seduta la coppia, sotto la luce bluastra del televisore. Accoccolati l’uno accanto all’altra, ormai a loro agio. La vita scorre, nonostante io non sia lì per ammirarla. Osservo le figure muoversi sullo schermo, distorte dal vetro. Mi chiedo quante altre serate abbiano passato così, nell’intimità delle rispettive case. Quanti momenti destinati a rimanere sepolti nelle loro memorie, e loro soltanto. Non c’è nient’altro nella stanza che possa intrattenermi. Guardo il mio riflesso nella cera, minaccia illusoria. Prima che possa toccarla affonda, sciogliendosi oltre senza potermi spegnere. Il chiarore attorno a me contrasta con l’atmosfera buia della sera, illuminando soffusamente il tavolo in legno. Gli amanti si avvicinano, il film sottofondo confuso. Non sento le parole sussurrate al di sotto delle voci digitali, ma vedo l’affetto nei loro gesti. Sono ormai parte l’uno dell’altra, nascosti dal divano in modo che nemmeno io possa vederli. Mi chiedo quante altre volte potrò essere nello sfondo della loro storia. Per quanto tempo le loro vite resteranno intrecciate? Saranno soddisfatti della realtà oppure si consumeranno a vicenda? Vorrei trovare risposta a queste domande ma, vincolata io stessa alla vita altrui, vedo il mio futuro come un’incognita. Un’improvvisa folata di vento mi sposta dal mio piedistallo, verso la cera. Oppongo resistenza, ma la fine è inesorabile. Affondo in silenzio, la stanza buia come ultima immagine. Respiro, prendendo forma sullo stoppino bruciato. Non so quanto tempo sia passato, ma la casa è a soqquadro e dalla finestra serrata non proviene nemmeno un alito di vento. Vedo il volto della mia creatrice allo specchio, consumato dalle lacrime. Con le mani si strofina una guancia, voltandosi nella mia direzione allo squillo del telefono. -Si? Non sento ciò che accade all’altro capo della connessione. -Come vuoi che stia. È difficile andare avanti. -È passato solamente un giorno, lo so. La mano poggiata accanto a me inizia a tremare mentre le lacrime colpiscono la superficie del tavolo. -Mi ha lasciata. Non posso farci nulla. È con quelle parole che comprendo. Io, osservatrice silente, ho assistito all’inizio della storia. Ho visto gli sguardi innamorati, il tocco affettuoso, l’intrecciarsi di vite. Ma l’amore, come una candela, può consumarsi fino a spegnersi del tutto devastando anime e corpi. Cerco di ricordare com’era la donna la prima volta che l’ho vista: i capelli perfettamente pettinati, il volto luminoso ora solcato dal tempo. Gli occhi, prima vigili, ora guardano spenti fuori dalla finestra circondati da occhiaie scure. Il tempo non è stato gentile con lei, non le ha permesso di avere il lieto fine che desiderava. La guardo terminare la telefonata, accasciandosi su una sedia con la testa fra le mani. Piange, alzando lo sguardo verso di me. Mi chiedo se ricorda la prima sera, se la lavanda le riporterà in mente il ricordo dell’amato, tocchi, parole, momenti. Sappiamo entrambe che la mia vita, come la loro storia, era destinata a finire. Tremo, debole sulla mia isola in questo lago viola. Nonostante la brevità della mia vita ne sono soddisfatta. Ho scoperto molto sul mondo, sugli esseri umani che tanto mi intrigano. Ma, come loro, anche io sono destinata a consumarmi nel tempo. L’ultima cosa che vedo è la mia creatrice, colei che mi ha permesso di essere parte della sua storia. Lo stoppino affonda e la vita mi abbandona mentre mi immergo nella mia tomba di cera. Io, fatta per illuminare, mi chiedo se rivedrò mai la luce. Ma fino ad allora il mio universo sarà nelle tenebre.